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Mio figlio esce sempre meno: devo preoccuparmi?
L’adolescenza è un tempo di grandi cambiamenti. È normale che ragazze e ragazzi sentano il bisogno di conquistare maggiore autonomia, trascorrano più tempo da soli e ridefiniscano il proprio modo di stare nelle relazioni.
Ma quando il desiderio di stare per conto proprio si trasforma in un progressivo allontanamento dal mondo esterno, è importante fermarsi e osservare ciò che sta accadendo.
Un ragazzo che smette di frequentare gli amici, evita la scuola, rinuncia alle attività che prima lo appassionavano e trascorre gran parte delle giornate chiuso nella propria stanza potrebbe vivere una situazione di ritiro sociale.
Dietro questo comportamento, però, non c’è necessariamente una scelta o una mancanza di volontà. Spesso il ritiro rappresenta un modo per proteggersi da una sofferenza che fatica a trovare parole: paura del giudizio, senso di inadeguatezza, ansia, difficoltà ad affrontare le richieste della crescita o a trovare il proprio posto nel mondo.
Per questo motivo è fondamentale andare oltre il comportamento e cercare di comprendere l’esperienza che il ragazzo sta vivendo.
Tre segnali da osservare
1. Riduzione progressiva delle relazioni
Il ragazzo frequenta sempre meno amici, evita le occasioni sociali e rifiuta attività che fino a poco tempo prima viveva con piacere.
2. Chiusura negli spazi domestici
Trascorre gran parte del tempo nella propria stanza, esce raramente e mostra crescente difficoltà a partecipare alla vita quotidiana fuori casa.
3. Disinvestimento da attività e progetti
Scuola, sport, hobby e interessi vengono progressivamente abbandonati, senza essere sostituiti da nuove esperienze che alimentino curiosità e motivazione.
Cosa può fare un genitore?
Di fronte a questi cambiamenti è naturale sentirsi preoccupati. Esistono però alcuni atteggiamenti che possono aiutare a mantenere aperta la relazione.
1. Mantenere il dialogo
Anche quando sembra difficile, è importante continuare a esserci. Molti ragazzi, prima ancora di cercare una soluzione, hanno bisogno di sentirsi ascoltati e compresi.
2. Evitare di interpretare tutto come mancanza di volontà
Frasi come “Devi reagire” o “Basta impegnarsi” rischiano di aumentare il senso di incomprensione e la distanza emotiva.
3. Osservare senza invadere
Essere presenti, interessati e disponibili permette al ragazzo di percepire di non essere solo, anche quando fatica a chiedere aiuto.
4. Chiedere supporto
Se la situazione si prolunga nel tempo, è importante rivolgersi a professionisti. Un intervento precoce può evitare che il ritiro si consolidi e diventi sempre più difficile da affrontare.
Il valore del Servizio Educativo Domiciliare
Quando uscire di casa diventa troppo faticoso, anche raggiungere uno studio o un servizio può rappresentare un ostacolo.
Per questo il Servizio Educativo Domiciliare (SED) incontra il ragazzo direttamente nei luoghi della sua quotidianità, senza chiedergli fin da subito di adattarsi a contesti che potrebbero risultare troppo impegnativi.
L’intervento parte dalla costruzione di una relazione di fiducia. Attraverso una presenza costante, discreta e rispettosa dei tempi del ragazzo, l’educatore entra gradualmente nel suo mondo, cercando di comprenderne difficoltà, risorse e potenzialità.
Nel tempo questa relazione può trasformarsi in uno spazio sicuro da cui ripartire: un luogo in cui recuperare interessi, sperimentare nuove esperienze, riattivare lentamente la partecipazione alla vita sociale e costruire, passo dopo passo, un nuovo progetto di crescita.
Perché dietro ogni porta che sembra chiusa non c’è soltanto un ragazzo che si isola.
C’è una storia che chiede di essere ascoltata, compresa e accompagnata con cura.
Hai bisogno di un confronto?
Se riconosci alcuni di questi segnali in tuo figlio o in tua figlia e desideri comprendere meglio come affrontare la situazione, il team educativo di Centro Train de Vie è a disposizione per un confronto.
Per informazioni sul Servizio Educativo Domiciliare (SED): elena.nobile@traindevie.it
